L’Associazione è stata fondata nel dicembre del 1965 da Ludovico Magrini unendo i Gruppi Archeologici già costituiti come il GAT o il GAR (1963), con lo scopo di contribuire alla tutela, alla salvaguardia ed alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano, al fianco delle istituzioni, e di battersi contro lo stato di abbandono e di degrado che da sempre attanaglia il nostro patrimonio. Negli anni l’Associazione ha coerentemente portato avanti il suo impegno, sia attraverso le pagine della rivista “Archeologia”, oggi sostituita da “Nuova Archeologia”, che, soprattutto, con il coinvolgimento diretto dei soci.

Nel corso di oltre 40 anni, migliaia di persone hanno scoperto l’importanza civica della partecipazione attiva grazie, in primo luogo, alla lungimiranza di alcuni Soprintendenti, primi tra tutti quelli titolari della Soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale con la quale è stato possibile collaborare proficuamente fin dagli anni ’70 alla difesa del territorio. Nel corso del tempo sono cresciuti nell’Associazione anche molti “addetti ai lavori”, che ne condividono gli ideali e che imprimono quell’alto tasso di preparazione che contraddistingue i Gruppi Archeologici d’Italia nell’attività di ricerca, svolta non solo attraverso gli studi ma anche sul campo con la ricognizione sul territorio e lo scavo archeologico.

I primi scavi si svolsero a Veio ad opera del GAR (1963-1968) (l’ “omino”, ancora oggi logo dei Gruppi Archeologici d’Italia, rappresenta un cacciatore di cinghiale ripreso dal bordo a rilievo di un foculus trovato in quella zona) e dal 1970 al 1974 a Ceri. Dal 1975 al 1997 a Tolfa i G.A. d’Italia hanno organizzato campi scuola (con sede nell’ex convento dei Cappuccini), quindi si sono attivati i campi nelle sedi stabili di Ischia di Castro (dal 1979) e di Falerii Novi (dal 1993).

Dal 1978 i campi di scavo archeologico vengono aperti anche al di fuori del Lazio (Tenuta di S.Rossore, Caserta, Nola, Asciano, Pomarance, Ripafratta, Lorenzana, Firenze, Rossilli Gavignano, Cropani) grazie alla collaborazione con Istituti Universitari o Enti Culturali come l’Università di Pisa e l’Istituto di Storia Patria di Caserta. Hanno fatto capo a queste sedi, soprattutto durante i campi estivi di ricerca archeologica, migliaia di soci provenienti da tutta Italia e dall’estero. Attualmente le sedi territoriali dei G.A. d’Italia sono un centinaio e negli anni i tesserati sono arrivati ad oltre 45.000. Significativi esempi della collaborazione del volontariato dei G.A. d’Italia con le istituzioni, sia nazionali che locali, sono stati l’apertura al pubblico e la valorizzazione di importanti aree archeologiche, musei, chiese, antiquarii, o l’affiancamento agli enti preposti durante recuperi urgenti da scavi clandestini, ecc.

I G.A. d’Italia sono iscritti al Centro Nazionale del Volontariato e sono stati i promotori ed i fondatori del “Forum Europeo delle Associazioni per i Beni Culturali”. Sono anche iscritti all’Albo delle organizzazioni di volontariato presso il Dipartimento della Protezione Civile ed hanno svolto in passato operazioni in occasione dell’alluvione di Firenze (1966), dei terremoti di Tuscania (1971), Friuli (1976), Irpinia (1980) e Assisi (1997), oltre al recupero di materiale librario in occasione delle alluvioni di Alessandria (1998) e Torino (2000).

Il simbolo

Logo Foculus
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Nel 1963, durante il primissimo intervento di ripulitura di tombe etrusche nel territorio di Veio ad opera del neo-nato Gruppo Archeologico Romano sotto la direzione di Ludovico Magrini, fu rinvenuto nel dromos (corridoio di accesso alla tomba) il frammento di un foculus, ovvero di un braciere utilizzato al momento della riapertura del sepolcro per bruciare delle sostanze aromatiche. Sull’orlo del braciere era stata impressa nell’argilla cruda, mediante un rullo cilindrico, una decorazione raffigurante la scena di un guerriero, munito di lancia ed in lotta con un cinghiale ed un toro.

Naturalmente fu lo stesso Ludovico ad avere l’idea di utilizzare quella scena come simbolo e logo dell’associazione, non tanto in base al suo significato marziale, quanto a causa della sua gestualità che somiglia molto a quella di chi adopera una vanga. Inizialmente anche il cinghiale faceva parte del simbolo, ma da allora in poi la figura del guerriero da sola è rimasta l’emblema dei Gruppi Archeologici d’Italia.